Il palazzo de’ Mayo a Chieti, patrimonio culturale degli Abruzzesi

Non è perché questo palazzo porta il mio nome, né perché mio nonno vi ha trascorso parte della sua infanzia, però penso sia davvero necessario spendere due parole sulla vicenda di palazzo de’ Mayo.

Il palazzo è indubbiamente uno degli edifici storici più interessanti di Chieti: ubicato al centro della via più centrale del capoluogo teatino, il corso Maruccino, viene definito da Gianfranco Spagnesi, nella sua monografia del 1981, “la testimonianza più tipica del barocco, e per alcuni aspetti una della pagine più espressive nel capitolo dell’architettura civile a Chieti”.

Originariamente appartenuto ai baroni Valignani, nel 1788 l’edificio viene acquistato dai banchieri Costanzo i quali, caduti in disgrazia, dopo la restaurazione, per la loro aperta collaborazione con il governo rivoluzionario filo-francese, lo cedettero al marchese Levino de Mayo, ricevitore per l’Abruzzo citeriore, intorno agli anni ‘20 del 1800.

I de’ Mayo restaurarono il palazzo secondo un progetto datato 1836 e con loro il palazzo tornerà agli antichi fasti, divenendo uno dei centri dell’attività culturale teatina. All’epoca veniva celebrata, in particolar modo, la nuova sistemazione del giardino che, come riferisce il botanico Michele Tenore in una sua relazione del 1932 “per la rarità e sceltezza delle piante che vi si coltivano, nonché per l’eleganza del mantenimento può considerarsi come modello nel suo genere”.

Con il passaggio all’Italia unitaria non mutarono le fortune dei de’ Mayo, che mantennero l’ufficio dell’Intendenza di Finanza. Acindino de Mayo, figlio di Levino, compì altri lavori sul palazzo verso la metà degli anni ’80 del 1800 e veniva ricordato dallo storico Raffaele De Cesare come uno dei personaggi che “teneva maggior lusso” in città.

Il palazzo passò poi in eredità al figlio di Acindino, Corrado, il cui figlio Mario gli premorì a Bengasi durante la seconda guerra Mondiale.

Nel 1934 venne dichiarato monumento nazionale e nel 1943 fu sede del Comando della divisione Gran Sasso che l’occupò sino all’8 settembre del ’43. Alla morte di Corrado, avvenuta nel novembre del 1944 il palazzo passò alla figlia e unica erede Laura de’ Mayo che se ne disfece. Il palazzo passo alla Cassa di Risparmio di Chieti negli anni ’70 del secolo scorso.

Insomma, il palazzo che fu per un secolo e mezzo uno dei centri culturali più vitali della città di Chieti, caduto in abbandono dopo la seconda guerra mondiale, era finalmente tornato, dopo settant’anni, ad incarnare il suo ruolo centrale nella vita e nella cultura del capoluogo teatino. Era tornato ai cittadini, come patrimonio fruibile da tutti, simbolo di una cultura che ponendo le radici nel passato, riesce tuttavia a guardare in avanti ponendosi come punto di riferimento culturale importante per una collettività che di simili punti di riferimento scopre di avere un grande bisogno.

Non è pertanto ammissibile che una simile realtà sia soggetta ai capricci e alle logiche di una finanza arida e avida. Palazzo de’ Mayo è oggi patrimonio di tutti, e come tale va salvaguardato.

Palazzo de' Mayo

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