Balneazione in Abruzzo: io speriamo che me la cavo.

Eppure è facile da capire.

Questo è un mare pulito.

 

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E questo è un mare sporco.

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Vivere, lavorare in un luogo dove il mare è pulito è soddisfacente, gratificante e redditizio.

Dove il mare è sporco, al contrario, lo stesso non è più una risorsa ma un problema.

Fin qui ci siamo. E’ così facile che anche i nostri politici ce la possono fare, con un po’ di buona volontà.

Ora andiamo sul tecnico, roba difficile, da addetti ai lavori. Ma sforzatevi, cari politici abruzzesi, ce la potete fare. Alla peggio, fatevi spiegare la cosa da qualcuno.

Questo è un refluo di un depuratore che funziona.

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E questo è un refluo non depurato.

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Se un refluo come quello della prima foto entra nel mare pulito, lo lascia pulito, se un refluo non depurato, o mal depurato, entra in un mare pulito, lo trasforma in un mare sporco.

Ma in fondo anche questo è semplice da capire. Quello che invece non si capisce è come mai la mente di gran parte dei politici abruzzesi sia così restia a comprendere una cosa così evidente, e direi quasi lapalissiana.

Perché vedete – è antipatico dire “l’avevo detto”, ma a volte è indispensabile – in un mio post di fine estate dissi che sarebbe successo proprio quello che di fatto sta succedendo: dopo l’agitazione estiva, gli anatemi e le scomuniche nei miei confronti, i risentimenti dell’ACA perché mi ero permesso di denunciare il malfunzionamento di qualche depuratore e di adombrare un cambio dal vertice della nostra azienda acquedottistica per il sommarsi di due gravi errori con ricadute gravissime sull’economia del turismo balneare pescarese, con le associazioni dei consumatori e dei balneatori sul piede di guerra che sembravano voler mettere al rogo tutto e tutti, i cittadini che minacciavano class action a destra e a manca, insomma, dopo tutto quel bel can can, a distanza di due mesi in Abruzzo non è successo praticamente ancora nulla che faccia sperare in una possibile soluzione del problema.

I fondi FAS che sono parcheggiati da oltre un anno sul bilancio regionale non si stanno ancora trasformando in ampliamenti e ammodernamenti dei depuratori, il depuratore di Pretaro è sempre in stand-by in attesa che si faccia il mega depuratore di Valle Anzuca; i depuratori del lancianese sono ancora sotto sequestro giudiziario ma non per questo stanno migliorando le loro prestazioni depurative. Dalla zona del teramano le notizie non sono più confortanti.

Ora certo pensiamo al Natale, poi verrà la neve, la settimana bianca per chi la potrà fare, Carnevale, Pasqua e fra quattro mesi leggeremo sui giornali che i campionamenti dell’acqua di balneazione mostrano che il mare è sporco. La politica si mostrerà sorpresa e preoccupata, si barcamenerà alla meglio, distratta dall’intrigo di palazzo del momento o da qualche scandaletto che non ci faremo certo mancare, tanto per non perdere il ritmo, si produrrà in qualche annuncio di facciata, formulerà qualche proclama ad effetto e nient’altro. Le aziende acquedottistiche continueranno a vivere alla giornata, tamponando le emergenze, nelle ristrettezze dei loro dubbi e sconnessi bilanci.

E a maggio ci ritroveremo, come tutti gli anni, che l’unica cosa che si potrà fare sarà cercare di non fare sapere ai cittadini che è trascorso inutilmente un altro anno senza che nessuno abbia fatto nulla per risolvere il problema. L’unica cosa che si potrà fare sarà sperare che i turisti si siano dimenticati di quello che è successo l’estate scorsa e decidano di venire ancora a fare il bagno in Abruzzo. Sperare che quando Goletta Verde farà i suoi controlli ci sia qualche provvidenziale corrente che dirotti verso le nostre coste l’acqua della Croazia. E pregare che non si rompa un’altra condotta e che non si guasti qualche depuratore.

Insomma, se continua così lo slogan della prossima stagione balneare in Abruzzo sarà, come tutti gli anni: io speriamo che me la cavo.

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