FOSSO PRETARO: DUE ANNI DOPO, AL PUNTO DI PARTENZA

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Leggo questa notizia sul giornale di ieri.  I vertici dell’ACA a giudizio per uno sversamento di liquami a fosso Pretaro. Ma non si tratta dell’episodio di quest’anno: i fatti risalgono al 2013.

http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2015/12/18/news/liquami-in-mare-direttori-aca-a-giudizio-1.12640367

La prima riflessione, immediata e anche un po’ scontata, alla luce di quanto successo quest’estate, è che dopo due anni chi gestisce la delicata questione della balneazione in Abruzzo non ha fatto tesoro dell’esperienza e non ha ancora capito come e nell’interesse di chi deve svolgere il proprio ruolo tecnico e istituzionale. Ma quello che mi ha fatto davvero sobbalzare è quanto viene riportato nell’ultimo paragrafo dell’articolo (copio e incollo così che non si possa dire che parlo male di qualcuno!): «Sulla base del risultato», scrisse l’Arta il 23 agosto al sindaco di Pescara, «si consiglia l’apposizione di un divieto cautelativo di balneazione». In che senso – scusate – “si consiglia”, ma soprattutto, in che senso “cautelativo“? No, perché dall’articolo si evince che la pompa che ha causato lo sversamento di liquami in mare si è rotta il 4 di agosto, che il 5 si sono fatte le analisi e che quindi il 6 si sapevano già i risultati; poi altre analisi tra il 7 e il 9; poi tra il 22 e il 23 agosto troviamo, nella stessa zona, il fosso Vallelunga in quelle condizioni di inquinamento e solo a quel punto “consigliamo un divieto cautelativo”? A me viene da pensare che durante quell’estate migliaia di bagnanti ignari, non protetti da un sistema – pubblico, politico, tecnico e decisionale – che invece pagano lautamente con le proprie tasse, abbiano fatto il bagno in condizioni decisamente insalubri, mettendo a repentaglio la salute propria e quella dei propri figli.

Altre due anomalie che è necessario segnalare. La prima, pare che in questa inchiesta siano coinvolti solo i vertici ACA e non chi è evidentemente colpevole di non aver provveduto tempestivamente a tutelare la salute pubblica, vale a dire i sindaci. Come se il solo problema fosse quello di avere disperso del liquame in mare e non quello di avere messo a repentaglio la salute pubblica. Infine appare abbastanza curiosa l’affermazione dell’allora sindaco di Pescara secondo il quale “Nel tratto di mare antistante la riviera sud di Pescara, non ci sono stati problemi di balneazione”: evidentemente non sapeva, l’allora sindaco, che il fosso Pretaro è situato proprio al confine tra i territori comunali di Francavilla e Pescara e, anche non volendo tenere conto che le correnti prevalenti lungo il nostro litorale vanno da sud verso nord, è davvero improbabile che uno sversamento al confine tra due comuni ne lasci uno indenne.
La brutta sensazione che si ha, da questa e dalle altre storie di questo tipo è che si sia più propensi, nei confronti di episodi di questo tipo, a tacere, a minimizzare, ad esorcizzare irrazionalmente l’accaduto pensando così di non fare danni all’economia turistica. Purtroppo invece il problema va affrontato seriamente e in maniera strutturale. Va affrontato celermente e con un’azione di ampio respiro che preveda l’adeguamento dei depuratori, la verifica degli scarichi abusivi, la fluidificazione dei controlli, il risanamento idraulico e ambientale dei corsi d’acqua. Ma le persone impreparate e autoreferenziali che gestiscono questa delicata partita, oggi come allora, non sono in grado di darsi, e di darci, risposte adeguate.

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