CI FREGANO DA ANNI IMPUNEMENTE CON L’IGNORANZA

Il potere economico e massonico che da decenni tiene in pugno il popolo italiano (come molti altri popoli della terra) con la complicità di una politica vassalla e di un’informazione al guinzaglio, prospera e si ingigantisce facendo leva sulla nostra ignoranza.

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Tanto è vero che la principale cura dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi trent’anni è stata quella di imbottirci di programmi televisivi demenziali e mortificare la cultura in tutte le sue possibili espressioni. Dall’incredibile “con la cultura non si mangia” detto da un ministro della repubblica in carica, ai continui tagli a scuola, università e ricerca, tutto denuncia la chiara intenzione di trasformarci in un popolo di ignoranti, perché un popolo di ignoranti non ha le capacità e le competenze per capire cosa succede nelle stanze del potere, e quindi non avrà la spinta a ribellarsi. E il 50% di analfabetismo funzionale degli italiani è la dimostrazione che questa strategia è andata a buon fine, secondo gli interessi di chi l’ha immaginata e messa in atto.
Un esempio lampante è contenuto in questa frase del presidente dell’ENI, riportata dal blog della D’Orsogna:
“Il 14 giugno 2009 [Descalzi] rilascia una intervista in cui dice: Lo scorso autunno lanciammo un segnale forte, sottolineando a più riprese che il cosiddetto “tesoretto”, vale a dire gli almeno 100 miliardi di euro corrispondenti al valore del petrolio e del gas ancora da produrre nel nostro Paese nei prossimi 20-30 anni, diventava essenziale perché l’Italia non perdesse l’opportunità di compiere scelte di lungo termine nell’energia”.

(ARCHIVIO) La piattaforma petrolifera Rospo Mare B, in una immagine del 31 luglio 2014. ANSA/UFFICIO STAMPA GREENPEACE +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Detta così, un cittadino distratto, superficiale e funzionalmente analfabeta cosa capisce? “Ammazza, un sacco di soldi, non ci possiamo permettere di perderli”. E abbocca.
Senza riflettere sul fatto che questi 100 miliardi, il cosiddetto “tesoretto”, sono appena un quarto di quello che la politica italiana malgestisce ogni anno per la sua incapacità di governare, o – per dirla meglio – di quello che la politica italiana dirotta annualmente dalle nostre tasche verso scopi che arricchiscono e favoriscono non i cittadini ma petrolieri, banchieri, finanzieri, costruttori, mafie e multinazionali.

Questo signore ci voleva far credere che non potevamo rinunciare ad una somma, che, divisa per venticinque anni (20-30 anni), corrisponde annualmente a un centesimo di quello che corrispondentemente la politica spreca sotto gli occhi di tutti, facendo spallucce nelle rare occasioni in cui qualcuno gliene chiede conto?

Per non farci fregare, per favore, impariamo a farci i nostri conti.

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