IL FONDO DEL BARILE

Non credetegli! Se qualcuno vi verrà a dire nei prossimi giorni, da qui al referendum sulle trivellazioni, che il petrolio nell’Adriatico ci renderà tutti quanti ricchi, non credetegli.

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Intanto perché le riserve di petrolio in Adriatico sono sufficienti per circa quattro mesi del fabbisogno nazionale [link]: quindi immaginatevi che follia sarebbe creare pozzi, oleodotti, porti, raffinerie per sopperire ad appena quattro mesi del nostro fabbisogno. Follia per noi, ovviamente, lauti guadagni, invece, per pochi fortunati.

Poi bisogna tenere conto che il fabbisogno di energia è in calo in Italia da quando c’è la crisi, e ancor più è in calo per l’aumentare della produzione di energia da fonti rinnovabili. E bisogna ricordare anche che il prezzo del petrolio è sempre meno remunerativo poiché, come conseguenza di una serie di fattori (sovrapproduzione, crisi economica, concorrenza tra paesi produttori, affermarsi delle energie alternative, calo delle vendite delle automobili), il prezzo del barile è in calo continuo e costante [link]

Dalle estrazioni petrolifere lo stato italiano non ricava praticamente nulla perché le royalties per l’estrazione petrolifera in Italia sono le più basse del mondo (7%) e, con una serie di scuciture e scorciatoie legislative appositamente inserite nella nostra legislazione, le aziende petrolifere riescono ad eludere in gran parte anche questo minimo pagamento che quindi rimane puramente teorico. E questo spiega, tra l’altro perché sia così conveniente per le aziende estrarre il petrolio italiano: in pratica glielo regaliamo!

Ma il famoso sostenitore delle estrazioni petrolifere, con ogni probabilità uno stupido, un ingenuo o più probabilmente uno che si è aggiudicato un pezzo della torta, vi dirà che l’estrazione di petrolio porta benessere, porta ricchezza, porta lavoro. Ah sì? Sarà, però in Basilicata, dove in val d’Agri il petrolio viene estratto dagli anni ’90, la stampa locale l’anno scorso pubblicava un rapporto SVIMEZ del 2013, segretato per evidenti ragioni, [link] dal quale si evince che il PIL regionale è caduto a picco negli ultimi anni. E risulta anche che secondo l’ISTAT la regione si colloca alle ultime posizioni in Italia come PIL pro capite [link], è la penultima in Italia come reddito familiare netto [link]  e tra le ultime come tasso di occupazione giovanile [link] .

E non vogliamo parlare dei rischi ambientali connessi con incidenti, esplosioni, perdite, oppure dell’aumento del rischio sismico connesso con l’estrazione degli idrocarburi? [link]

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Insomma, non credete a chi vi dice le stupidaggini. In Italia di petrolio ce n’è poco e nel quadro economico attuale è conveniente estrarlo – finché dura – solo perché le royalties che vengono richieste dalle nostre leggi sono bassissime. Perché siano così basse, lo lascio immaginare a voi. I rischi ambientali e sismici per la popolazione sono enormi a fronte di guadagni che andranno solo nelle tasche dei petrolieri e, in qualche modo più o meno lecito, dei politici che li agevolano. Il benessere per la popolazione non ci sarà se è vero, come è vero, che la Basilicata, sede del più grande giacimento petrolifero d’Italia, è anche una delle regioni più povere. I posti di lavoro? Ma quali, se la Basilicata ha anche uno dei peggiori tassi  di occupazione giovanile.

Insomma, non credete alle stupidaggini che vi racconteranno durante la campagna referendaria: in Italia la corsa all’oro nero arriva fuori tempo massimo, mentre la politica e le società petrolifere stanno cercando ancora una volta di lucrare alle nostre spalle raschiando il fondo di un anacronistico barile.

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