IL VASO DI PANDORA

E siamo giunti finalmente all’epilogo di questa incredibile vicenda.

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In questi giorni mi è arrivata la lettera con la conferma da parte di ARTA secondo la quale io sarò sospeso dal servizio con privazione della retribuzione il 30 e il 31 maggio, e che è stato dato mandato all’ufficio stipendi di detrarre le giornate dalla mia busta paga.

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La lettera dell’ARTA

Bolli, firme, controbolli, mandati, protocolli, responsabili di procedimenti. E naturalmente l’ufficio legale. Da nove mesi si sta muovendo tutto l’apparato ARTA al fine di sanzionare il sottoscritto. Per cosa continua a non essere chiaro, ma si va avanti.

Nella logica dell’ARTA, tiro a indovinare, per imbavagliare, insieme a me, ogni voce dissenziente. Io naturalmente ho fatto ricorso con una brava avvocata esperta in diritto del lavoro e sono convinto delle mie ragioni, tuttavia questo a loro non importa nulla: l’imperativo è colpire per dissuadere chiunque a parlare, a dire la propria. In barba all’articolo 1 dello Statuto dei lavoratori che recita “I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero”.

Non è naturalmente un fatto di soldi: ancorché il mio stipendio non sia elevato, mi posso comunque permettere di perdere due giorni di retribuzione. Né tanto meno mi spiace di avere due giorni di ferie in più: ho già preso il biglietto aereo per Creta dove andrò a fare il bagno in un’acqua sufficientemente lontana dalle meschinità della sottopolitica nostrana da essere ancora cristallina.

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Ma quello che davvero non va bene è che il provvedimento nei miei confronti, assolutamente squinternato e privo di ogni logica, viene portato avanti per un capriccio privato, ma con soldi pubblici.

Entro rapidamente nel dettaglio: il post incriminato, risalente ai primi di agosto 2015, nasceva per contrastare dicerie messe in giro ad arte per non fare capire cosa davvero fosse successo al depuratore di fosso Pretaro. Qualcuno (in privato vi dico chi!) era arrivato a dire che la causa dei superamenti dei parametri di legge per l’acqua di balneazione al confine tra Pescara e Francavilla era dovuto a fantomatici “scarichi abusivi” oppure – udite udite! – ad una condotta che aveva autonomamente deciso di “autopulirsi”: un modo per dire che le colpe del secondo disastro per la balneazione pescarese dell’estate 2015 era imputabile non a qualcuno di preciso, bensì a responsabili misteriosi, oppure a una condotta che si autopulisce improvvidamente. E i cittadini, non potendosela prendere con i fantasmi o addirittura con un pezzo di tubo, sarebbero rimasti ancora una volta con un pugno di mosche in mano. Invece secondo me i responsabili c’erano, ed erano i responsabili dell’ACA. Senza acrimonia, ci conosciamo da vent’anni, però nel resto del mondo funziona così: io ti nomino, ti faccio guadagnare un sacco di soldi (pubblici), finché lavori bene continui a lavorare, se fai un errore grosso, anzi due in poco tempo (eravamo appena usciti dall’emergenza dello sversamento di migliaia di metri cubi di refluo alla foce del Pescara a fine luglio) nel resto del mondo te ne vai.

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Il mio post, come riportato sul provvedimento disciplinare.

Ed io questa cosa qui l’ho voluta dire. Non avrei mai immaginato che non l’ACA bensì l’ARTA si sarebbe risentita a tal punto da comminarmi una sanzione disciplinare! La motivazione? “La condotta dell’interessato appare diffamatoria nei confronti di terzi”. Non ho capito bene, scusa. Io esprimo un parere, fondato (pare sia considerato un esperto della materia!), su di un fatto che mi interessa in quanto cittadino fruitore della balneazione e come cittadino pagatore delle bollette del servizio idrico, l’ACA non mi contesta nulla (avrebbe potuto querelarmi se si fosse sentita diffamata) e tu che sei il mio datore di lavoro mi sanzioni? In un paese normale, quello in cui i dirigenti che fanno due cazzate grosse di fila si dimettono, questo sarebbe inammissibile. Ma si sa, siamo in Italia, dove un’agenzia che si dovrebbe occupare della tutela dell’ambiente impiega risorse, soldi pubblici, per attaccare un proprio dipendente in difesa della società privata controllata che ha inquinato fiumi e mare.

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La risibile motivazione del provvedimento disciplinare

Tutta questa vicenda, però, ha avuto alla fine anche un risvolto positivo per i cittadini e per l’ambiente: mai come in questi mesi, infatti, c’è stata un’attenzione tanto forte nei confronti della qualità delle acque, dell’inquinamento, delle condizioni dell’acqua di balneazione. Da parte dei cittadini, dei politici, delle forze dell’ordine. E’ come se si fosse scoperchiato il vaso di Pandora della sensibilità ambientale, dei controlli, dei provvedimenti, dei risanamenti. E’ come se dal fondo del vaso sia finalmente uscita, ancora una volta, la speranza per un mondo migliore.

E allora ben venga questo sgangherato e ridicolo provvedimento disciplinare, e ben vengano le due giornate di sospensione che trascorrerò felice nel mare limpido e incontaminato di Creta.

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