CHE FINE HA FATTO IL MOVIMENTO ABRUZZESE?

Ho riflettuto alcuni giorni sui risultati delle amministrative 2016. Pur con tutto l’ottimismo possibile, anche alla luce di tutta la strada che abbiamo percorsa da quell’ottobre del 2011 quando fondammo il Movimento Abruzzese,  non mi riesce proprio di considerarlo un successo.

Foto fondatori M5S Abruzzo

E’ pur vero che in Italia qualcosa di interessante si sta profilando all’orizzonte: le sfide di Torino e soprattutto di Roma appaiono incoraggianti e possiamo davvero sperare di ottenere un bel successo in una o entrambe queste città. Ma anche in questi due casi andrei cauto a considerare la cosa fatta, nemmeno a Roma dove la differenza al primo turno tra Raggi e Giachetti potrebbe illuderci di aver già conquistato il Campidoglio. Già, perché la panzer-division di Renzi sta già marciando verso la capitale spinta dagli enormi interessi economici in gioco. La parte sostanziosa della pizza per i prossimi anni saranno gli appalti, e la grande aspettativa è quella degli affari miliardari che si profilano in caso riuscissero a fare a vincere la candidatura di Roma per le olimpiadi dal 2024. Renzi e i poteri forti che lo sostengono non si fermeranno di fronte a niente pur di sbarrare la porta del campidoglio a un sindaco pentastellato. Arrivo a ipotizzare, e non credo di sbagliarmi, cose pesanti come compravendite massicce di consensi e, alle brutte, brogli elettorali. Non ci scordiamo che al Viminale abbiamo un ministro della caratura di Alfano.

Per adesso hanno messo in moto la macchina della disinformazione. Su “Il Messaggero”, il giornale di Caltagirone che ha interessi fortissimi nell’affaire delle olimpiadi, oggi ha dedicato due intere pagine a magnificare le olimpiadi, ricordando anche quante belle e utili cose sono state fatte a Roma per le Olimpiadi del ’60. Certo, ma allora l’Italia era diversa, la politica era diversa, l’imprenditoria era diversa. Non era pensabile una corruzione da 60 miliardi di euro all’anno e un debito pubblico da 2200 miliardi. La mafia era un fenomeno locale, confinato in limitate aree del paese, con una struttura ingenua rispetto al sistema tentacolare che ha invaso prepotentemente il mondo della finanza mondiale, e Roma era una bella ed elegante città del centro Italia che non avrebbe mai immaginato che il suo nome sarebbe stato associato a quello del sistema mafioso.

Insomma, la Raggi e chi la coadiuverà – qualora riuscissero effettivamente a vincere – avranno bisogno di una forza sovrumana per rimanere al timone di questa nave corsara che è diventata oramai l’amministrazione capitolina.

Comunque auguriamoci che le cose vadano bene e che vinciamo a Roma. E magari anche a Torino. Un gran bel successo. E negli altri comuni? E, soprattutto, in Abruzzo?

Ecco, guardando i risultati abruzzesi penso di poter dire una cosa. Non me lo aspettavo. Forse nessuno, neppure i nostri avversari e detrattori se lo aspettavano.

Il primo, inescusabile errore è stata la mancata certificazione di molte liste. Qui c’è da dire che un movimento politico che si dà una struttura come la nostra non può arrivare in vista delle elezioni e non riuscire a certificare le liste perché questo stato di cose ha danneggiato grandemente il Movimento sia sotto il profilo pratico, sia sotto quello dell’immagine. Per non parlare di quello psicologico: mi metto nei panni degli attivisti dei gruppi esclusi, immagino la loro delusione. E queste cose segnano. E non sempre se ne viene poi fuori indenni. Quindi un danno enorme. E il responsabile? Boh? Nessuno sa cosa sia successo, se sia stata semplicemente una disorganizzazione (grave) o se qualcuno abbia scelto quali gruppi si presentavano e quali no (gravissimo). Chiarezza, sotto questo punto di vista: zero.

Escluse in questo modo dalla competizione città importantissime come Roseto, Lanciano e Sulmona mi risulta, dal sito del Movimento, che in Abruzzo ci siamo presentati in nove comuni, correggetemi se sbaglio: Bellante, Casalbordino, Castellalto, Civitella Roveto, Francavilla al Mare, Penne, San Giovanni Teatino, Tagliacozzo e Vasto.

Non conosco da vicino le dinamiche locali delle varie realtà e ragionerò solo nelle linee generali, sui numeri: mi scuseranno gli attivisti che sicuramente ci avranno messo tutto l’impegno possibile. Però i risultati di Casalbordino (4,4%) e di Tagliacozzo (5,7%) sono davvero un’anomalia. Per certi versi ancora più inspiegabili sono i risultati di Vasto, uno dei primi comuni in Abruzzo dove il Movimento ha messo da tanti anni solidissime radici (13,7%) e di Francavilla, un gruppo bellissimo, molto affiatato, capace di esprimere iniziative di alto profilo e che tuttavia si è fermato all’11%. In entrambi i casi i candidati sindaci hanno avuto un consistente numero di voti in più del Movimento, segno che la scelta del candidato era vincente. Eppure qualcosa non ha funzionato. Analogamente possiamo dire per San Giovanni Teatino e Castellalto che si sono fermati al 13,9 e all’11,2%. Un po’ meglio è andato a Bellante, 17,9%, ma gli unici gruppi che hanno conseguito risultati all’altezza delle aspettative sono stati Civitella Roveto, 27,7% e – ovviamente – Penne, dove Luca Falconetti con un vistoso 34,4%  ha sfiorato il colpaccio.

Però vedete, se ripercorriamo la storia elettorale del Movimento 5 Stelle in Abruzzo vediamo che nel 2012, con un Movimento 5 Stelle appena nato e accreditato dai sondaggi nazionali ad appena il 4%, riuscimmo a fare eleggere due consiglieri, Manuel Anelli a Montesilvano, con il 4,8% (3,9 come voto di lista) e il sottoscritto a Spoltore con l’8% (7,1% alla lista). Ma già l’anno successivo, per le politiche 2013, al termine di una campagna elettorale repentina e agguerritissima, [link] contribuimmo al successo del Movimento con un risultato (29,9%) al di sopra della media nazionale (25,6%) diventando di colpo una delle regioni più pentastellate d’Italia. Personalmente, poi, fui davvero contento di poter riscontrare che il lavoro che avevo svolto sino ad allora come consigliere comunale era stato apprezzato dai cittadini che a Spoltore tributarono al Movimento un inimmaginabile 38,7%, ben 13 punti percentuali in più della media nazionale. Potei quindi ironizzare in consiglio comunale su come unico consigliere di opposizione avesse riscosso, in paese, più consenso elettorale di tutti i consiglieri della maggioranza!

L’anno successivo avemmo un successo elettorale altrettanto dirompente: alle europee, il 21,2% nazionale venne confermato in Abruzzo con un altrettanto importante 21,4% [link] mentre nel mio comune si ripeteva quasi esattamente il risultato delle politiche (38,5%). Alle regionali andò altrettanto bene con circa il 30% tanto in Abruzzo quanto a Spoltore.

Spero di non avervi tediato con questa sfilza di percentuali ma penso davvero che il confronto dei risultati del 2016, pur con tutti i distinguo che possiamo legittimamente fare (sono elezioni diverse, etc.), con i dati degli anni precedenti sia doveroso e che sia altrettanto importante trovare le cause di questo momento di incertezza che il Movimento sta vivendo in Abruzzo.

Senza togliere nulla all’innegabile successo di Virginia Raggi che però non potrà aiutare in alcun modo i cittadini abruzzesi a combattere la malapolitica, la corruzione e la cattiva amministrazione contro le quali sono costretti ogni giorno a convivere.

Virginia Raggi si impegnerà, se ne avrà la forza e le capacità – glielo auguro, ce lo auguro – per rendere migliore Roma. Nulla potrà fare per la nostra gente, per le nostre famiglie, per le nostre attività; per il nostro ambiente e il nostro mare; per la salute e il futuro dei nostri figli; per la vivibilità delle nostre città; per evitare di vedere i nostri soldi buttati al vento da una politica incapace e corrotta. Per tutto questo avremmo avuto bisogno di nostri amministratori, di nostri sindaci. Ma se continuiamo a non analizzare, a non affrontare e a non risolvere i nostri problemi, gratificandoci solo di slogan vuoti e dei successi altrui, ci vorrà molto tempo prima che potremo essere noi a decidere della politica regionale.

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