“SPRIVATIZZIAMO” L’AUTOSTRADA DEI PARCHI

L’autostrada dei parchi è già oggi la più cara d’Italia. La sua percorrenza costa attualmente all’utente il 50% in più di quello che costano praticamente tutte le altre autostrade italiane. Insomma, per andare e tornare da Roma un pescarese regala al fortunato concessionario circa 38 euro, più o meno quanto spende per pagare il carburante allo Stato e alle non certo parche compagnie petrolifere.

Strada_dei_parchi
Quest’anomalia è resa possibile dal fatto che l’autostrada viene esercita in regime praticamente “monopolistico”, in quanto per gli utenti non esistono alternative ragionevoli per raggiungere una meta importante e ineludibile come la capitale. Infatti, se un pescarese volesse raggiungere Roma utilizzando la viabilità ordinaria impiegherebbe 5 ore e mezza, praticamente più del doppio. Insomma, per andare a Roma siamo praticamente obbligati a prendere l’autostrada e questa concessione diventa un cappio al collo degli utenti abruzzesi.

Per capire in quanto consiste il ghiotto boccone delle autostrade abruzzesi, partendo dal dato fornito da Prima da noi di 150.000 veicoli al giorno [link] transitanti sulle autostrade abruzzesi è facile calcolare che si tratta di un fatturato di circa 5-600 milioni all’anno. E’ comprensibile che chi è stato miracolato con una concessione così generosa non intenda privarsene tanto facilmente. Purtroppo la concessione fra una dozzina d’anni scadrà. E allora cosa viene proposto? In cambio di un rinnovo della concessione per altri 48 anni, il gestore promette di realizzare alcuni cospicui investimenti. Ma di cosa, se l’autostrada funziona bene, non ha problemi di sicurezza né di sovraccarico? Di opere sostanzialmente inutili, tanto per far vedere che si interviene, che si fa qualcosa, magnificando vantaggi risibili per gli utenti come i tredici minuti in meno o fantomatici “vantaggi per la sicurezza”. E già sappiamo, ci possiamo scommettere, che il concessionario, appena inaugurate le opere, applicherà ulteriori aumenti di pedaggio per compensare l’investimento. Un imprenditore ovviamente non investe quasi sei miliardi per fare della beneficenza. E siccome quello che guadagna attualmente dalla concessione già lo guadagna, e sicuramente non intende rinunciarvi, è logico aspettarsi che pretenderà un margine ulteriore per recuperare i sei miliardi.
Che recupererà senz’altro, con un duplice danno per la nostra economia: perché gli abruzzesi dovranno sempre raggiungere Roma, e continueranno a pagare quello che il gestore monopolista chiede, anche in caso di ulteriori aumenti; e perché invece chi proviene da Roma, invece, potrebbe decidere di andare in vacanza, o di comprare le loro seconde case, ad esempio, in Ciociaria o nel Viterbese, per evitare di essere costretti a transitare sulle nostre esose autostrade.

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A me non interessa affatto raggiungere Roma tredici minuti prima: voglio raggiungerla a un costo accettabile, più basso di quello attuale. E mi sta bene l’autostrada così com’è. Se facessimo un sondaggio tra i cittadini abruzzesi è facile immaginare che saremmo praticamente tutti d’accordo. E allora perché il governo regionale sembra voler avallare progetti che vanno nella direzione diametralmente opposta a ciò di cui la popolazione ha bisogno? Quello che davvero si dovrebbe fare, semmai, è – al termine della concessione – assumere in proprio, come Ente regionale la gestione delle autostrade, assicurarne la manutenzione necessaria con personale regionale evitando così di accollare agli utenti i profitti che il concessionario necessariamente deve ricavare e abbassare in tal modo drasticamente il pedaggio sino a coprire esattamente i ridotti costi di manutenzione e gestione. Lo so che sostenendo questa tesi si va controcorrente rispetto alla vulgata più retriva che vorrebbe (ancora, dopo vent’anni di fallimenti!) che “privatizzare conviene”, che “il privato è un gestore migliore” o altre sciocchezze simili ma, a parte il fatto che ultimamente questo mantra viene confutato sempre più spesso da fonti anche molto autorevoli [link], è addirittura banale capire che il privato grava la gestione di una consistente parte di utile che la gestione pubblica non prevede, e che inoltre il privato non ha alcuna attenzione per fattori fondamentali quando si gestisce un bene pubblico ma estranei al proprio profitto come in questo caso, ad esempio, è l’opportunità di facilitare le comunicazioni con la capitale e favorire il turismo e l’economia regionale.
Caro Presidente, non si lasci sfuggire l’occasione di fare qualcosa di davvero utile per i cittadini. Spieghi all’amico Toto che lei è il presidente di tutti gli abruzzesi e che se gli toglierà la concessione delle autostrade non sarà per motivi personali ma solo perché questo è il modus operandi corretto nell’interesse di chi le ha dato fiducia eleggendola come governatore.
Lui è un amico, vedrà che capirà.

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