QUELLO CHE NESSUNO VI HA MAI DETTO SULLE FOGNATURE DI PESCARA E SUL PERCHE’ L’ACQUA REFLUA FINISCE IN MARE

Mi  occupo in ARTA di fiumi dal 2003, di mare e di balneazione dal 2005 e di depurazione dal 2008. Penso di poter dire la mia, come tecnico dell’ambiente oltre che come ingegnere idraulico, per chiarire un po’ la situazione degli scarichi fognari nel fiume Pescara – in generale e in particolare in relazione all’evento meteorico del 15 luglio scorso – e delle sue implicazioni sulla qualità dell’acqua di balneazione.

Impianto B0

L’impianto B Zero alla Madonnina del Porto di Pescara

Partiamo da un punto fondamentale. I depuratori funzionano bene se alimentati da sole acque nere, senza perciò l’immissione in fogna di acque di pioggia. Possono funzionare abbastanza bene, se ben progettati, ben realizzati e ben gestiti, anche quelli alimentati da fognature miste (reflui + acque meteoriche) ma in caso di pioggia si deve tenere conto di una diminuzione dell’efficienza del depuratore stesso (che può essere resa minima da un’ottima gestione) e della probabilità, crescente con l’intensità e le durata dell’evento piovoso, che reflui non depurati finiscano direttamente nel fiume.

Questo fatto diventa tanto meno accettabile quanto più l’agglomerato è grande e quanto più il corpo recettore deve essere considerato sensibile. E questo è proprio il caso di Pescara e del suo hinterland (Chieti compresa) che, con i suoi quasi 300.000 abitanti è uno degli agglomerati urbani più popolosi del centro Italia e il principale del versante Adriatico tra Venezia e Bari. Agglomerato che inoltre basa una parte importante della propria economia sul turismo balneare per il quale un’ottima qualità dell’acqua di balneazione è una caratteristica imprescindibile e irrinunciabile.

E’ perciò necessario a questo punto che prendiamo tutti quanti coscienza di una realtà con la quale è oramai non possiamo fare a meno di confrontarci: le reti fognarie delle città di Pescara, Chieti, Montesilvano e Francavilla, ma anche quelle di Spoltore e San Giovanni Teatino devono essere riprogettate integralmente separando la rete delle acque nere da quella delle acque meteoriche.

Si parla in questi giorni molto del provvedimento di chiusura della balneazione del litorale nord di Pescara in seguito ai dati sfavorevoli del campionamento ARTA del 12 luglio, e della conferma del divieto di balneazione da parte del sindaco di Pescara a causa dello sversamento di acqua di fogna nel fiume dagli scolmatori della rete fognaria cittadina come conseguenza dell’evento di pioggia del 15 luglio. Il fatto accaduto è grave, ovviamente e si reitera nel tempo con una certa frequenza. Se ben ricordate, già il 2 maggio postai un video in cui si vedeva chiaramente lo scarico dell’impianto di pompaggio B0 direttamente nel fiume

 

E di nuovo il 15 luglio, a distanza di poco più di due mesi e in piena stagione balneare, ho postato questo nuovo video

Nella bagarre delle accuse, degli attacchi e delle recriminazioni che puntualmente si accende tra i nostri politici incompetenti e rissosi a seguito di queste pessime figure causate da anni di cattivi progetti e cattiva gestione, ho cercato di capire cosa stia realmente succedendo e di quale sia l’impatto in termini quantitativi degli eventi in questione.

Ebbene, dovete sapere che l’impianto B0 consiste in una semplice vasca di accumulo e di rilancio del collettore rivierasco, che è un grande canale scatolare realizzato negli anni ‘80 sotto la riviera nord per intercettare tutte le fogne della città e trasferirne i reflui al depuratore di via Raiale. Le acque raccolte in periodo asciutto sono definite “acque nere” e vengono pompate mediante quattro pompe sommergibili da 200 litri al secondo cadauna e, per mezzo si una serie di condotte e pompe di rilancio, vengono trasferite al depuratore di via Raiale. Che succede se per un breve periodo la portata aumenta rispetto alla portata complessiva delle pompe? Niente di particolare: l’acqua in eccesso si accumula nella vasca e viene comunque inviata al depuratore quando gli afflussi diminuiscono, ad esempio di notte. Ma in caso di pioggia, quando la portata diventa molte volte superiore a quella di progetto del sistema di condotte che porta al depuratore, succede che la vasca dell’impianto della Madonnina si riempie e, arrivato il livello a una certa quota, si attivano le idrovore. Queste sono pompe in grado di scaricare grandi portate (nel nostro caso ce ne sono 5 da 800 litri al secondo ma – direi a questo punto fortunatamente – ne funzionano solo due) che hanno il compito di mantenere sempre il livello in vasca al di sotto di una soglia di sicurezza calcolata in modo che la città non si allaghi.

Bene, dovete però sapere che questo sistema di fatto si attiva piuttosto spesso, scaricando migliaia di metri cubi di refluo ad appena seicento metri dalla foce del fiume. Ad esempio, dall’11 di febbraio 2016, data in cui si sono iniziate a registrare le ore di funzionamento delle idrovore,  si è constatato che la numero 3 ha funzionato per 27 ore mentre la numero 5 per 29 ore. Considerando che ogni idrovora scarica 800 litri al secondo, che corrispondono a 2.880 metri cubi ogni ora, è facile calcolare che da febbraio a luglio sono stati immessi nel Pescara, solo dall’impianto della Madonnina, ben 161.280 metri cubi di refluo. (Dal 1990, anno di entrata in funzione del sistema B0, sono stati scaricati  al Pescara, e praticamente in mare, oltre due milioni di metri cubi di refluo!)

Nel corso dei due eventi da me  filmati si è trattato nel primo caso di 5 ore di funzionamento, per un totale di 14.400 metri cubi, mentre nel secondo di ben 19 ore di funzionamento che corrispondono a 54.720 metri cubi. Portate confrontabili con quelle stimate per la drammatica rottura della condotta del 29 luglio dell’anno scorso che secondo i miei calcoli, nelle 17 ore necessarie per la riparazione, causò lo sversamento nel fiume di 42.500 metri cubi di refluo.

Va inoltre detto che l’impianto B0 non è l’unico scolmatore presente nella rete fognaria di  Pescara: ne esistono al ponte di Capacchietti, ai fossi Bardet, alla Camuzzi, a via Gran Sasso etc. per un totale di ben 12 impianti che nel corso dell’evento del 15 luglio hanno tutti scaricato reflui nel Pescara e che hanno continuato a scaricare fino alla mattina, qualcuno al pomeriggio, del 16 luglio.

E’ chiaro che questa situazione non è compatibile con le attività turistiche pescaresi. Non si può infatti proporre dei pacchetti turistici balneari se non si è in grado di garantire costantemente e sempre un’eccellente qualità dell’acqua di mare. Ma finché le reti fognarie dei comuni costieri saranno di tipo misto, come spero di avere chiarito con questi appunti, e finché non si metterà mano con decisione a tutto un insieme di problematiche connesse e tuttora irrisolte, non si sarà mai al riparo da questo genere di criticità.

Se dipendesse da me, per risolvere il problema della balneazione del litorale pescarese ottenendo finalmente il risultato di avere sempre un’acqua limpida e cristallina mi muoverei nel seguente modo:

  • mi porrei l’obbiettivo di raggiungere per le acque di balneazione non solo i limiti di legge ma limiti molto più restrittivi, fissandoli con un’apposita legge regionale;
  • realizzerei interventi seri di ampliamento ed ammodernamento di tutti gli impianti di depurazione della val Pescara in modo tale da rendere le acque del fiume all’arrivo a Pescara quanto più pulite possibile;
  • verificherei tutti gli scarichi abusivi presenti lungo l’asta del fiume, intercettandoli, sanzionando i responsabili e obbligandoli a mettere gli stessi in regola;
  • rimuoverei la diga foranea completamente, dichiarando il fallimento di un progetto mal concepito e mal realizzato, ripristinando contestualmente i moli guardiani del porto canale a scogliera; in questo modo non solo favorirei il deflusso dell’acqua del fiume verso il largo ma otterrei anche l’allontanamento naturale del limo verso il mare aperto impedendo l’alterazione granulometrica del materiale sabbioso costituente la spiaggia;
  • realizzerei quanto prima possibile la separazione delle acque bianche da quelle nere nelle reti di Pescara, Montesilvano e Francavilla, e successivamente anche a Chieti, Spoltore e San Giovanni Teatino;
  • a questo punto non sarebbe più necessario l’ulteriore depuratore a Pescara di cui ha iniziato recentemente a vaneggiare un’immaginifica quanto inconsistente politica degli annunci, poiché al depuratore di Pescara, che pure va rimodernato, arriverebbero solo le acque nere e le portate in ingresso sarebbero minori, con caratteristiche costanti nel tempo e dunque più facilmente gestibili;
  • doterei invece il depuratore di Pescara di un trattamento di affinamento che sfrutti le tecniche di depurazione naturale.

Fatto questo, al termine di una diecina d’anni di lavoro serio, potremo finalmente dire di avere risolto il problema. Il resto sono solo fiumi di chiacchiere inutili e inquinate da impreparazione, improvvisazione, pressappochismo. E forse di peggio.

12 commenti
  1. Fabrizio dice:

    Nessuno ha neanche mai parlato della puzza che si sente dal Ponte del mare lato Madonnina, probabilmente quel impianto non è neanche compatibile con la vocazione turistica del Ponte. Come si potrebbe risolvere quella puzza? Viene dalla pompa o dalla vasca ha lo sfiato direttamente sotto il Ponte?

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    • Carlo Spatola Mayo
      Carlo Spatola Mayo dice:

      Il problema della puzza è stato da me affrontato direttamente con l’ARTA da almeno sei mesi. Il fatto è che la vasca di carico è aperta verso l’esterno (dal ponte del mare si vede chiaramente) ed inoltre il grigliato depositato nello scarrabile puzza perché chiaramente la materia organica si decompone. In esito alle mie sollecitazioni il grigliato è stato coperto con un telo in pvc mentre per la vasca pare che sia in corso di realizzazione un coperchio. Secondo me il telo in pvc non è sufficiente ma per adesso sarà meglio di niente. Certo la soluzione migliore sarebbe quella di creare una struttura in modo da isolare completamente l’impianto ed evitare non solo la puzza ma anche il rischio di contaminazione a mezzo aerosol. La vicenda è seguita anche dal competente ufficio della ASL che è intervenuto su mia richiesta.

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      • Fabrizio dice:

        Ottimo, complimenti! Se servono maggiori pressioni o solleciti facci sapere che gli scriviamo anche noi. Più ci facciamo sentire e meglio è.

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  2. Sabatino dice:

    Purtroppo a quanto pare sei una voce nel deserto, in quanto i manager dell’ARTA (messi li dai politici di turno) non li sento così’ battaglieri da portare avanti le tue lucide quanto “banali” , per chi ha conoscenze tecniche, considerazioni.

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    • Carlo Spatola Mayo
      Carlo Spatola Mayo dice:

      Non sono i tecnici dell’ARTA a dover portare avanti l’azione, lucida e banale come giustamente osservi, che propongo per risolvere il problema definitivamente, bensì il governo regionale. E questo lo farà, forse, solo se sentirà la pressione dell’opinione pubblica.

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  3. Davide dice:

    Partecipo spesso a raccolte firme di varia origine. Tutto on line. Dico, la possiamo organizzare una noi su questo aspetto importante?? Firmiamo.it??

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      • Davide dice:

        Non è questione di costi. È una cosa che va fatta! Anche step by step, ma deve essere fatta! Altrimenti potremo solo che definire i costi dei danni subiti a 360 gradi se non viene fatto un intervento sensato!!! Carlo, apri tu la petizione, visto che hai impostato bene il blog…. Consiglio firmiamo.it oppure change.org

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        • Carlo Spatola Mayo
          Carlo Spatola Mayo dice:

          Certo che non è una questione di costi.
          Davide, prepara tu tutto… Potremmo partire dai punti che propongo alla fine dell’articolo, chiedendo che la politica si impegni a metterli in pratica.
          Proponi un testo e poi lo commentiamo qui su Wittemberg per un paio di giorni.
          Grazie per il tuo aiuto!

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