BALNEAZIONE 2016, MANUALE DI SOPRAVVIVENZA

E siamo di nuovo ad agosto. E’ passato un anno dall’infausta estate 2015 durante la quale i pescaresi dovettero patire due clamorosi episodi di inquinamento da reflui in mare, con i connessi problemi sanitari ed economici conseguenti alla non balneabilità di molti tratti di costa. A leggere il rapporto di Legambiente 2016 sembra che in fin dei conti nulla sia cambiato.

WP_20160805_002

I risultati di Goletta Verde 2016

Su nove punti della costa abruzzese monitorati da Goletta Verde solo due risultano idonei, Pescara e Pineto, esattamente come l’anno scorso. A Pineto il punto coincide con l’area della riserva della Torre di Cerrano, e quindi la cosa è plausibile. A Pescara il punto monitorato da Legambiente, invece, è in pieno centro, di fronte alla Nave di Cascella. Sembrerebbe un punto a rischio ma evidentemente non è così. Ne prendiamo atto con soddisfazione ma non esultiamo: se fosse stato scelto il punto di Via Balilla o Via Galilei sappiamo tutti che la musica sarebbe stata diversa.

La cosa che colpisce è che nel  corso di un anno nulla di risolutivo sia stato intrapreso da chi ha il potere di decidere. Parliamo da un anno di milioni di lavori appaltati, ma i cantieri non si vedono. Perlomeno a me non risulta nemmeno un cantiere in attività in un depuratore su tutto il territorio della provincia di Pescara. Proclami quanti ne vogliamo, fatti pochini. Tra le cose fatte c’è l’intervento denominato DK15, un vecchio progetto nato per collettare gli scarichi abusivi lungo il Pescara, che è stato portato avanti e risulterebbe quasi terminato, ma il risultato di questo intervento concepito esclusivamente per la realizzazione di nuovi tronchi fognari non è stato quello sperato: infatti  in questo modo la portata ai depuratori è aumentata, raddoppiata, in taluni casi triplicata, però i depuratori sono rimasti gli stessi. E quindi non ce la fanno.

In pratica siamo al punto di partenza, il bagno al mare è anche quest’anno un rebus. Ma almeno abbiamo una certezza: i dati dell’ARTA, contrariamente al passato, vengono pubblicati con tempismo rigoroso e sappiamo dopo 48 ore dal campionamento come stanno le cose. Meno male. Come dite? Non è poi così sicuro? Ah beh, certo, dimenticavo la possibilità dello “spostamento delle colonne nei file”, particolare di poca importanza, un dettaglio che però può portare a leggere sul sito ufficiale dell’ARTA che un depuratore che funziona abbastanza bene risulta avere uno scarico che sembra quello della fognatura non trattata. O viceversa.

E poi a pensarci bene i dati ufficiali del monitoraggio della balneazione, nell’istante stesso in cui vengono pubblicati, pur rispettando tutte le prescrizioni di legge e pubblicando i dati nelle colonne giuste, sono già superati nel momento stesso in cui vengono pubblicati. E sì, perché i dati microbiologici hanno un tempo di analisi di 48 ore e quindi la fotografia che ci restituiscono è quella di due giorni prima. E poi sono mensili, e quella fotografia si pretende rimanga fissa e immutabile a rappresentare lo stato dell’acqua in quel punto per un intero mese mese, quando invece – considerato il malfunzionamento generale del sistema fognario e depurativo – tutto può cambiare nel giro di poche ore. Un esempio per tutti: la situazione a nord del fiume Pescara rilevata con il campionamento dell’11, 12 e 13 luglio dava un quadro molto incoraggiante a via Balilla e a Via Galilei, con tutti i valori abbondantemente entro i limiti di legge. Ma vi ricordo che il 15 di luglio, proprio mentre l’ARTA pubblicava questi dati incoraggianti, stava piovendo, e molto. In quelle ore l’impianto B0 della Madonnina, alla foce del Pescara, non riusciva a trasferire l’intera portata al depuratore e scaricava nel fiume oltre 40.000 metri cubi di refluo. Secondo voi se avessimo fatto le analisi il 17 anziché il 13 i risultati sarebbero stati gli stessi?

E quindi, cari miei, finché non si sarà messo mano seriamente al sistema depurativo regionale con un approccio complessivo che non si faccia sconti autoassolutori, è bene che sappiate che avrete bisogno di molta prudenza e di molto buon senso per sapere dove fare il bagno in Abruzzo con una relativa sicurezza.

Un metodo empirico ma pratico che vi posso suggerire e quello delle cosiddette analisi “a occhio” dell’acqua di mare. Non è ovviamente un metodo scientifico – e ci mancherebbe! –  ma, se applicate con buon senso, vi possano consigliare abbastanza correttamente sul da farsi. Almeno, nell’incertezza che stiamo vivendo, è un’informazione in più. E in fondo, tutto considerato, ha anche una sua logica.

Permetto che le considerazioni che seguono sono state fatte su un campione di un centinaio di reflui reflui di depuratore, quindi su una matrice diversa. Ma penso che alcune valutazioni generali possano essere estese, con molta elasticità e prudenza, all’acqua di balneazione. Nel corso del mio lavoro, dicevo, all’atto del campionamento di un refluo depurato ho preso l’abitudine di appuntare sul verbale se il refluo si presentava “limpido”, cioè trasparente senza alcun tipo di impurità, come acqua di sorgente; “chiaro”, cioè trasparente nel suo complesso ma con delle piccole impurità percepibili a occhio nudo; oppure “opaco/torbido”. Confrontando queste note con i successivi risultati analitici ho potuto verificare che se il refluo campionato risulta “limpido” nel 92% dei casi è anche conforme, e quindi l’acqua è relativamente pulita, se è “chiaro”, per come sopra definito, la percentuale di conformità si abbassa al 35%, se è opaco o torbido il refluo è sicuramente (100%) non conforme. Questo è il sistema che in molti casi mi consente di capire come va un depuratore con la sola osservazione del refluo. Ma d’altra parte questa è una valutazione che facciamo tutti i giorni: nessuno di noi berrebbe ad un rubinetto da cui esce acqua torbida, mentre se l’acqua è limpida la beviamo tranquillamente senza chiedere il certificato analitico!

004

L’aspetto di un refluo depurato quando il depuratore funziona bene

Come si diceva questo metodo non ha nulla di scientifico ed inoltre i limiti di accettabilità per la balneazione sono diversi, e molto più bassi di quelli degli scarichi. Ma mi sento di dire che, nella grande incertezza nella quale ci troviamo, portare con sé un barattolo o un bicchiere di vetro trasparente e osservare attentamente l’acqua del mare nel bicchiere può consentirci di avere un parametro di valutazione in più, che, vista l’insicurezza delle fonti ufficiali può essere utile per valutare il da farsi. In fin dei conti stiamo dicendo solo una cosa assolutamente ovvia: l’acqua pulita è inodore, incolore e non presenta elementi in sospensione.

Io farei così: sceglierei di andare a fare il bagno solo nei punti in cui i dati ARTA hanno dato risultati sempre positivi e porterei con me un barattolo di vetro trasparente. Arrivato a riva verificherei se l’acqua appare pulita e trasparente, senza colori, odori e materiale galleggiante di qualsiasi tipo. Infine riempirei il barattolo ed osserverei attentamente l’acqua, che dev’essere trasparente senza alcun tipo di sospensione visibile ad occhio nudo, come acqua da bere. Superate queste tre prove, mi farei un buon bagno.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi