LE COSCE DELLA SIRENA

Nella mitologia greca  le sirene erano delle creature marine che incantavano incauti navigatori con il loro canto melodioso e suadente inducendoli a sbarcare sulla loro isola sulla quale avrebbero trovato la morte. Omero le ha rese immortali per la nostra cultura inserendole tra le peripezie che deve affrontare Ulisse nel suo avventuroso ritorno verso Itaca. L’episodio è noto a tutti ed è assolutamente emblematico: l’uomo che affronta la seduzione che può rivelarglisi fatale ma riesce, al contrario di altri, ad essere forte e a perseguire il suo obbiettivo.

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Herbert James Draper – Ulisse e le sirene (1909)

Nell’Odissea, poi, Omero inserisce un elemento in più, che ci fa amare particolarmente il suo  politropo protagonista: Ulisse infatti non si tura le orecchie con la cera, come invece impone ai suoi compagni, ma si fa legare saldamente all’albero della nave e ordina che nessuno lo sleghi per alcun motivo fin quando non si sarà lontani dal pericolo. Perché lui non si limita a voler passare indenne con la sua nave, sarebbe una vittoria semplice: lui vuole una vittoria completa, e quindi anche sentire il canto e – in qualche  modo – resistervi.

Il mito greco, al netto delle raffigurazioni medievali che – confondendo le sirene con le nereidi – ce le raffigura con la coda di pesce, vuole che queste creature marine abbiano forma di donna con ali e gambe da uccello. Quindi non è improprio parlare di cosce delle sirene.

Ed ecco che le cosce frequentemente  mostrate dalla ministra Boschi a noi, poveri marinai in navigazione attraverso il periglioso mare del nostrano malgoverno, assumono un significato inedito e per certi versi mitico, che spiega molte cose. O molte cosce, come ironizza il vignettista del Fatto Quotidiano in questi giorni alla ribalta per una bordata di attacchi più o meno scomposti al suo diritto di satira portati avanti con maliziosa e strumentale pedanteria e argomenti risibili.

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Perché, vedete, non ci sono altri motivi  per i quali la riforma costituzionale più pericolosa della storia repubblicana (le altre, fatte o tentate, erano solo stupide, inutili e fatte male) debba potare il nome e il volto di un’avvocaticchia di 35 anni figlia di un discutibilissimo bancario in odore di massoneria se non il suo faccino da madonna rinascimentale, il suo sorriso materno, la sua vocina accattivante, il suo occhio ceruleo.

E le cosce maliziosamente mostrate nei momenti più critici. Quando magari i sondaggi dicono che gli italiani si stanno tappando le orecchie con la cera per non ascoltare i richiami mortiferi verso l’isola della deforma costituzionale. Quando si vede che la nave di noi poveri naviganti quasi inermi che potrebbe forse doppiare indenne il capo dei sedici milioni di No referendari.

Le sirene della mitologia greca sapevano bene che se non fossero riuscite a sedurre i naviganti sarebbe stata la loro fine. Lo sanno anche le sirene del terzo millennio. E ce le stanno mettendo tutta per sopravvivere.

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