COME SPRECARE UN FIUME D’ACQUA E DI SOLDI, E (FORSE) NON RENDERSENE CONTO

Oggi sono venuto a conoscenza una storia davvero incredibile di cattiva gestione della cosa pubblica: è necessario che ve le racconti. Ancora una volta parliamo di acqua. Parliamo di gente che occupa posizioni di responsabilità nella gestione delle risorse idriche e ambientali senza un minimo di capacità, di cultura, di preparazione. Gente che ha occupato questi posti per anni compiendo scelte sbagliate e dannose, sperperando denaro pubblico a fiumi per mancanza di una visone olistica della molteplicità dei fattori e delle variabili che naturalmente entrano in gioco quando si ha a che fare con tematiche così importanti e complesse. Insomma, una storia di mala gestio all’italiana.

Sapete cos’è questa?

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La sorgente

E’ una sorgente di ottima acqua di falda che sgorga a monte della zona industriale di Bussi, in una zona che con ogni probabilità, per quota e posizione in relazione ai flussi idrici sotterranei, dovrebbe essere incontaminata.

Bene, questa sorgente ha una portata di circa 700 – 800 litri al secondo, pari ad oltre il 50% della portata attuale dell’acquedotto del Giardino, ed è captata da decenni mediante una grande tubazione di cemento armato che la consegna allo stabilimento industriale di Bussi dove viene utilizzata per il raffreddamento e per scopi industriali. Sì, avete capito bene: ottima acqua potabile usata raffreddamento e scopi industriali.

Mi sono informato presso alcuni tecnici dell’azienda i quali mi hanno confermato che per i loro scopi andrebbe altrettanto bene l’acqua di fiume, non è certo necessaria l’acqua di sorgente.

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L’opera di captazione

Premesso questo, è necessario ora ripercorrere per sommi capi la storia dell’approvvigionamento idrico della val Pescara. Negli anni ‘50 venne progettato e realizzato l’acquedotto del Giardino per servire gli abitati di Pescara e Chieti e degli altri centri della Val Pescara. La portata originaria prevista era di 800 litri al secondo (oggi alla sorgente vengono captati 1000 – 1200 litri al secondo), poi ci si rese conto che, a causa dell’espansione demografica, dell’aumento  del tenore di vita e anche – purtroppo – delle perdite idriche, la portata originaria non era più sufficiente. Quindi sorse l’esigenza di incrementare tanto le opere di trasporto, le tubazioni, quanto gli approvvigionamenti.

E sul fronte degli approvvigionamenti, negli anni ’80 a qualcuno nell’ambito Cassa del Mezzogiorno venne in mente di creare un campo pozzi in località Sant’Angelo a Castiglione a Casauria per pompare dalla falda circa 800 litri al secondo da immettere nell’acquedotto del Giardino per sopperire ad eventuali periodi di carenza idrica. Peccato che l’area scelta si trovava a valle del sito inquinato dello stabilimento Montedison di Bussi. E infatti 25 anni dopo, nel 2007, si scoprì che i pozzi Sant’Angelo immettevano nell’acquedotto acqua inquinata (ma va’? A valle del sito più inquinato d’Europa? Chi l’avrebbe mai detto?) e i pozzi vennero chiusi [link] . Non conosco con esattezza il costo dei pozzi ma immagino si possa trattare di una somma che attualizzata si aggiri attorno ai 5 milioni di euro. E mentre spendevamo questi soldi, senza che nessuno se ne rendesse conto, 800 litri al secondo di ottima acqua potabile erano usati dalla Montedison per il raffreddamento e per scopi industriali.

Chiusi i pozzi Sant’Angelo il commissario governativo nominato ad hoc per l’emergenza del fiume Pescara, Adriano Goio, decise di integrare l’acquedotto del Giardino con una portata di circa 700 litri al secondo realizzando in somma urgenza un nuovo campo pozzi e un tronco di acquedotto, per un costo di circa 5 milioni di euro, in località San Rocco a Bussi. Considerata la loro ubicazione, è probabile che pozzi peschino dalla stessa falda che naturalmente fluisce nella tubazione che porta l’acqua potabile allo stabilimento industriale di Bussi. Anche il commissario Goio non sapeva dunque niente dell’esistenza di questa captazione e del duo cattivo uso ed ha così pensato bene di realizzare costose opere di pompaggio anziché usare l’acqua che fluisce naturalmente dal sottosuolo.

Insomma, fino a questo punto, senza tener conto dei danni causati dall’immissione in rete di acque contaminate dai pozzi Sant’Angelo,  la necessità di integrare di 7 -800 litri al secondo l’acquedotto del Giardino è costata ai cittadini una diecina di milioni di euro.

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La tubazione di adduzione allo stabilimento di Bussi

Ma non è certo finita qui. Perché a latere di tutta questa delirante vicenda se n’è sviluppata, indipendentemente e parallelamente, un’altra ancor più delirante e altrettanto inutilmente dispendiosa per i cittadini. Come si dice, oltre al danno, la beffa.

Mi riferisco al fantomatico potabilizzatore di San Martino [link]. Ve la riassumo brevissimamente per non tediarvi: negli anni ’70 viene richiesto dalla Cassa del Mezzogiorno al Ministero dei Lavori Pubblici un finanziamento per realizzare un impianto di potabilizzazione delle acque del Pescara in località San Martino a Chieti, sempre con il fine di integrare la portata dell’acquedotto del Giardino per fronteggiare eventuali carenze idriche. Nel 1990 viene realizzato un primo impianto “piccolo”, da 100 litri secondo, che non è mai entrato in funzione, ma che è costato una cifra in lire che, attualizzata, di aggira sul milione di euro. Successivamente viene realizzato un secondo potabilizzatore, terminato nel 2005, da 500 litri al secondo, per un importo che, risulta aggirarsi intorno  ai 25 milioni di euro. Ma anche questo secondo depuratore non può entrare in funzione poiché le acque del Pescara hanno un livello di inquinamento che non le rende compatibili con la potabilizzazione, e quindi gli enti preposti al controllo non rilasciano i necessari permessi. Una qualsiasi persona normale, non necessariamente un manager ma qualsiasi persona onesta e cerebralmente normodotata verificherebbe prima di fare un’opera del genere la possibilità di utilizzare le acque del fiume. Ma in questo caso, che volete, è andata così, e abbiamo ben due potabilizzatori nuovi di zecca in grado di fornire complessivamente 600 litri al secondo, costati 26 milioni di euro che non hanno mai funzionato.

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Il potabilizzatore di San Martino

Non possiamo a questo punto fare a meno di notare questa inquietante coincidenza: il RUP  (responsabile unico del procedimento) di questo progetto era Giampiero Leombroni [curriculum] la persona che sembra sia destinata a prendere prossimamente le redini dell’ACA.

E’ tutto, direte voi? Ma no: visto che non ci facciamo mai mancare niente, nel 2006 è stata posta in opera buona parte delle tubazioni della rete duale prevista per la distribuzione di acque potabilizzate che esistono solo sulla carta e, forse, nelle intenzioni dei progettisti. Altri tubi, altri lavori, altri costi. Altri disagi e nessun vantaggio per i cittadini.

Mentre succedeva tutto questo, mentre si sperperavano 36 milioni di euro per reperire 7 -800 litri al secondo di acqua potabile in nome di un’emergenza idrica presunta più che reale, avveniva che 800 litri al secondo di ottima acqua potabile continuavano ad essere utilizzati per scopi industriali negli stabilimenti di Bussi. Tutto sotto lo sguardo distratto, disattento, incapace, inadeguato di un inutile commissario all’emergenza del fiume Pescara e di un certo numero di amministratori, direttori, responsabili, impiagati ATO e ACA profumatamente quanto inutilmente pagati.

E che adesso ambiscono a continuare a fare danni.

1 commento
  1. Ernesto Partenza dice:

    Se tutto è vero, e non ho dubbi in proposito, mi auguro che la scelta del nuovo responsabile (Direttore ACA) sia tu. Ad majora, an che se penso che di questi tempi la polemica non paga.

    Rispondi

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