LO STRABISMO DELLA POLITICA AMBIENTALE ABRUZZESE

Gli appalti sono stati tutti eseguiti, i lavori sono iniziati e interesseranno l’intero territorio abruzzese.” “Diciamo che per l’inizio dell’estate dovremmo aver completato il 50% degli impianti”. Splendido.

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    L’articolo sul Messaggero del 12 aprile 2016

Il quadro rassicurante che traspare dalle parole che il sottosegretario regionale con delega all’ambiente avrebbe pronunciato, riportate dal giornale “il Messaggero” del 12 aprile 2016 era però, e resta, un miraggio. Nel senso che riporta una realtà immaginata, virtuale, non vera allora e – cosa ancora più grave – tuttora, nonostante siano passati inutilmente altri sei mesi di chiacchiere inutili e di nessun fatto concreto.

E sì, perché dei cantieri di cui parlava il sottosegretario competente in materia ambientale, almeno per quanto riguarda il territorio della provincia di Pescara non ve n’era traccia allora e non ve n’è traccia nemmeno oggi.  Nel corso dei miei sopralluoghi sugli impianti di depurazione della provincia di Pescara, infatti, non mi capita mai di imbattermi in recinzioni, scavatori, trivelle e betoniere. Né di vedere all’opera altri che i manutentori della società di gestione o qualche autobotte che viene a spurgare i fanghi dagli impianti. Insomma fatevene una ragione: nessun cantiere all’opera, nessun impianto in adeguamento né ad aprile, né oggi.

Più che di una visione miope della questione della depurazione abruzzese sembra pertanto più appropriato parlare di visione strabica: da una parte gli slogan, le dichiarazioni, i messaggi elettorali roboanti come quello che pretendeva di dare agli abruzzesi “fiumi ripuliti, belli e godibili”, dall’altra la realtà. E le due immagini, come nella visione strabica, non riescono a sovrapporsi. Ognuno poi può scegliere di guardare con l’occhio che vuole: quello della fantasia, delle promesse, delle chiacchiere inutili propalate ad una stampa sempre molto distratta e poco interessata alle verifiche, oppure con quello della cruda e impietosa realtà.

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Il fatto è che se il 50% dei lavori di ampliamento e adeguamento programmati sugli impianti di depurazione abruzzesi fossero stati davvero completati la situazione della balneabilità nell’estate 2016 sarebbe dovuta migliorare e non peggiorare. Non ci saremmo dovuti trovare continuamente e reiteratamente in emergenza balneazione come è successo quest’estate. E infatti, se guardiamo le cose solo con l’occhio della realtà, chiudendo quello della fantasia, il quadro è chiaro e coerente. Zero cantieri, zero adeguamenti, zero ristrutturazioni, fiumi in cattive condizioni, balneazione pessima. Visto com’è facile capire l’essenza delle cose? Basta guardare le cose per come sono e non per come ci vengono raccontate. Insomma, con l’occhio giusto.

Ma l’estate oramai è passata, anche per quest’anno la cattiva politica in Abruzzo ha mortificato e svilito la vocazione turistico-balneare delle nostre località costiere. E quello che più sorprende, senza che gli operatori del turismo, danneggiati in maniera oramai quasi irreparabile almeno per i prossimi dieci – quindici anni, abbiano sollevato problemi sostanziali. Contenti loro…! Io però, da tecnico, anche quest’anno mi sento moralmente costretto a dire la mia e a mettere in guardia la politica abruzzese, i balneatori e i cittadini che se non si inizierà da subito con un serio programma di opere rapidamente cantierabili su alcuni depuratori difettosi o insufficienti, se non si procederà rapidamente al censimento e all’intercettazione di tutti gli scarichi abusivi lungo i corsi d’acqua, se non si inizierà immediatamente a progettare la separazione delle reti fognarie dei comuni rivieraschi, in Abruzzo non si andrà più al mare per i prossimi vent’anni.

Purtroppo non si vedono spiragli né nell’interlocutore politico, generalmente impreparato e in ogni caso non libero nel fare le scelte giuste nell’interesse dei cittadini, ma nemmeno negli interlocutori tecnici, selezionati negli ultimi decenni più per il loro servilismo che per le loro capacità. Ne volete un esempio? Pare – da fonti bene informate – che il motivo per cui i lavori ai depuratori a tutt’oggi non siano ancora partiti risieda in questo insormontabile problema: per far partire i cantieri è necessaria per legge un’autorizzazione provvisoria, quest’autorizzazione la rilascia le Regione sulla base di un parere ARTA ma il tecnico ARTA incaricato (che mi preme precisare non essere il sottoscritto!) vista la grande mole di richieste giunte presso il suo ufficio ritiene di essere impossibilitato a procedere. E tutto si sarebbe bloccato per questo motivo.

A me sembra folle, ma vista l’autorevolezza della fonte e conoscendo un pochino come vanno certe cose direi che grosso modo è quello che realmente sta succedendo.

E la Regione invece di verificare la cosa, di trovare una soluzione, di bypassare il parere ARTA oppure di imporre all’ARTA di affiancare al tecnico in questione un paio di collaboratori esperti e risoluti, che fa? Niente. Proclami, manifesti con elenchi di cifre stanziate da qualche parte per fare qualcosa, dichiarazioni irrealistiche di cantieri immaginari.

Così anche quest’anno passerà il Natale, il Carnevale, la Pasqua e poi ci ritroveremo alle soglie della stagione balneare 2017 con un sostanzioso bottino di chiacchiere inutili e un magro bilancio di azioni concrete. Non ci resta che sperare che lo strabismo di Pescara diventi – per la città – in un’attrattiva come nel caso dello strabismo di Venere. imagesMagari potrebbe propiziare un fenomeno di turismo di massa per venire a visitare la città in cui, più che altrove, le chiacchiere dei politici vengono ingurgitate acriticamente dai cittadini rassegnati e dove i balneatori continuano imperterriti a votare da anni chi li sta facendo fallire. Chissà…

ANCORA CINQUANTA GIORNI DI LOTTA PER DIRE NO – di Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Tomaso Montanari, Nadia Urbinati, Gustavo Zagrebelsky

Cari Wittenberghiani. Ripubblico questo importante articolo a firma importanti esponenti della cultura nazionale quali di Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Tomaso Montanari, Nadia Urbinati, Gustavo Zagrebelsky con una raccomandazione: cinquanta giorni di lotta, come hanno voluto titolare gli autori , significa per il popolo del NO, che non dispone altro che della rete per diffondere il proprio punto di vista, condividere e diffondere in modo semplice e comprensibile e quindi capillare la controinformazione rispetto alla informazione mainstream con la quale già da tempo il governo ci sta condizionando in tutti i modi. E’ inutile diffondere dotte e lunghe dissertazioni in punto di diritto: le persone di elevato livello culturale che le possono capire sono poche e sanno già cosa votare: quelle libere votano no, quelle aggreppiate alla mangiatoia sì. Ma la partita si gioca tra la gente comune e gli argomenti devono essere semplici, autorevoli, precisi e comprensibili a tutti. Ecco, questo articolo ha questi pregi. Ve ne raccomando la diffusione capillare. Grazie!

“Tra cinquanta giorni, il prossimo 4 dicembre, il Governo Renzi chiederà agli italiani: «volete contare di meno, volete meno democrazia, volete darci mano libera?».

Noi risponderemo di No. Perché non vogliamo contare di meno, non vogliamo meno democrazia, non vogliamo dare mano libera a questo, come a qualunque altro governo.
Una classe politica incapace e spesso corrotta prova a convincerci che la colpa è della Costituzione: ma non è così. A chi ci dice che per far funzionare l’Italia bisogna cambiare le regole, rispondiamo: noi, invece, vogliamo cambiare i giocatori.

Questa riforma non abbatte i costi della politica: fa risparmiare 50 milioni l’anno (non 500 come dice il Presidente del Consiglio, mentendo), che è quanto gettiamo ogni giorno in spesa militare. Come possiamo credere alla buona fede di un governo che sottrae somme enormi al bilancio pubblico permettendo alla Fiat (ma anche all’Eni, controllata dallo Stato) di pagare le tasse in altri paesi, e poi viene a chiederci di fare a brandelli le garanzie costituzionali per risparmiare un pugno di soldi?

Questa riforma non abolisce il Senato: che continuerà a fare le leggi seguendo numerosi e tortuosi percorsi. Quella che viene abolita è la sua elezione democratica diretta: il Senato farà la fine delle attuali provincie, che esistono ancora, spendono denaro pubblico, ma sono in mano ad un personale nominato dalla politica, e non eletto dal popolo.

Questa riforma consentirà a una maggioranza gonfiata in modo truffaldino dalla legge elettorale su cui il governo Renzi ha chiesto per ben tre volte la fiducia di scegliersi il Presidente della Repubblica e di condizionare la composizione della Corte Costituzionale e del CSM.

Questa riforma attua in modo servile le indicazioni esplicite della più importante banca d’affari americana, la JP Morgan, che in un documento del 2013 ha scritto che l’Italia avrebbe dovuto liberarsi di alcuni ‘problemi’ dovuti al fatto che la sua Costituzione è troppo «socialista». Quei ‘problemi’ sono – nelle parole di JP Morgan –: «governi deboli; stati centrali deboli rispetto alle regioni; tutela costituzionale dei diritti dei lavoratori; il diritto di protestare se cambiamenti sgraditi arrivano a turbare lo status quo». Matteo Renzi dice che il suo modello politico è Tony Blair, il quale oggi percepisce due milioni e mezzo di sterline all’anno come consulente di JP Morgan. E la domanda è: a chi giova questa riforma costituzionale, ai cittadini italiani o agli speculatori internazionali?

Ma negli ultimi giorni anche osservatori legati alla finanza internazionale stanno iniziando a farsi qualche domanda. Il «Financial Times» ha definito la riforma Napolitano-Renzi-Boschi «un ponte che non porta da nessuna parte». La metafora è particolarmente felice, visto che la campagna referendaria di Renzi è partita con la resurrezione del Ponte sullo Stretto, di berlusconiana memoria.

E in effetti c’è un forte nesso tra la riforma e le Grandi Opere inutili e devastanti: il nuovo Titolo V della Carta è scritto per eliminare ogni competenza delle Regioni in fatto di porti, aeroporti, autostrade e infrastrutture per l’energia di interesse nazionale: e spetta ai governi stabilire quali lo siano.

Così il disegno si chiarisce perfettamente: lo scopo ultimo della riforma è umiliare e depotenziare la partecipazione democratica. Sarà il Presidente del Consiglio e il suo Governo, quali che essi siano oggi e domani, a decidere dove fare un inceneritore o un aeroporto: senza possibilità di appello. È la filosofia brutale dello Sblocca Italia: mani libere per il cemento e bavaglio alle comunità locali. Il motto dello Sblocca Italia è lo stesso della Legge Obiettivo di Berlusconi: «Padroni in casa propria». Un motto dalla genealogia dirigistica che ben riassumeva l’idea di poter disporre del territorio come padroni.

Ebbene, nel Mulino del Po di Riccardo Bacchelli un personaggio dice che la sua idea di buongoverno è che «tutti siano padroni in casa propria e uno solo comandi in piazza». Non è questa la nostra idea di democrazia: è a tutto questo che, il 4 dicembre, diremo NO.

(15 ottobre 2016)

DIECI MOTIVI PER VOTARE NO AL REFERENDUM – di Roberto Fico

Scusate se da qui al referendum sarò un po’ ossessivo sul tema referendario, ma la battaglia è talmente importante e la posta in gioco così alta che penso sia davvero il caso di mettere momentaneamente da parte altre tematiche meno urgenti e meno gravi. Ho trovato in rete questo contributo di Roberto Fico, parlamentare del Movimento 5 Stelle, sui motivi del NO al referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. Poiché ha il pregio dell’estrema sintesi che non va a discapito della qualità del contenuto, lo pubblico su Wittenberg per aiutare anche i più distratti e indaffarati a capire quali rischi stiamo correndo. Leggiamo, meditiamo, soprattutto condividiamo. E mi raccomando, il 4 dicembre votiamo NO!

“Dieci motivi per votare NO al referendum costituzionale il 4 dicembre

1. Perché questo Parlamento, eletto con un premio dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale, non era legittimato a riformare a colpi di maggioranza 47 articoli della Carta. La Costituzione è lo specchio in cui si riflette una comunità in tutte le sue espressioni.

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2. Perché il Governo, vero regista di questa rottura della Costituzione, ha utilizzato espedienti vergognosi e antidemocratici come il “canguro”, che ha fatto cadere gli emendamenti al testo presentati dalle opposizioni.

3. Perché al posto del bicameralismo perfetto avremo il caos, il Senato e il bicameralismo non vengono superati. La riforma, infatti, ha introdotto 10 procedimenti legislativi diversi a seconda della materia trattata, una follia che condurrà a conflitti fra Camera e Senato sul procedimento da seguire, ritardando l’iter delle leggi.

4. Perché viene tolto ai cittadini il diritto di eleggere i propri rappresentanti. I nuovi senatori non saranno eletti direttamente dai cittadini, ma nominati tra consiglieri regionali (74), sindaci (21) più i 5 di nomina presidenziale, con tanto di lavoro part time e immunità.

5. Perché saltano gli equilibri e le garanzie che sono l’asse di una Costituzione. Il leader del partito vincitore, infatti, anche se rappresentasse solo il 20% degli elettori, sarà padrone del Quirinale e potrebbe esserlo anche delle authority, della Corte costituzionale, della Rai: è una prospettiva autoritaria. Tutto questo grazie a una legge elettorale che infarcirà la Camera di capilista bloccati e controllati dal premier di turno.

6. Perché non è vero che viene toccata “soltanto” la seconda parte della Costituzione. Quando si stravolge la struttura dello Stato, quando saltano gli equilibri e le garanzie, vengono direttamente intaccati i diritti e le libertà sanciti nella prima parte.

7. Perché la riduzione dei costi è ridicola rispetto ai costi per la democrazia: la Ragioneria generale dello Stato ha stimato in 57,7 milioni di euro i risparmi della riforma. Se veramente si fosse voluto realizzare questo obiettivo, si sarebbe dovuto dimezzare il numero dei parlamentari e/o scegliere con coraggio la strada di una Camera unica.

8. Perché non è vero che con la riforma ci sarà più stabilità di Governo. Infatti, se le maggioranze alla Camera e al Senato saranno diverse, quest’ultimo con diversi strumenti potrà ostacolare ancora di più l’attività legislativa dell’altra Camera.

9. Perché gli strumenti di democrazia diretta non vengono valorizzati. Anzi, le firme da raccogliere per le leggi di iniziativa popolare passeranno da 50 a 150 mila e il quorum per i referendum si ridurrà solo con un aumento delle firme da 500 mila a 800 mila.

10. Perché l’autorevolezza di una Costituzione dipende anche da come è scritta. La nostra Carta è un esempio di brevità, eleganza, semplicità. Il linguaggio utilizzato dalla riforma Renzi-Verdini invece deturpa il testo della Carta e così ne ridimensiona la forza.”

APPELLO A VOTARE NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE

La questione è davvero seria. In Italia è in corso una specie di colpo di stato strisciante che dura oramai da due o tre decenni. Qualcuno, non si sa bene chi e perché, sta cercando di mettere le mani sulla nostra democrazia.
Ogni anno che passa, ogni governo che si insedia, ogni legge che si promulga è sempre più evidente che chi gestisce il potere in Italia persegue obbiettivi diversi e opposti da quelli che interessano i cittadini.

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La nostra costituzione, nata sulle macerie di una dittatura che, con la guerra, rase al suolo l’Italia, è stata da sempre un solido baluardo contro le derive antidemocratiche che si profilano sempre più evidenti e sempre più sfacciatamente arroganti. Per questo un’entità che genericamente chiameremo “potere economico mondiale” (non è importante in questa sede connotare esattamente, con nomi e cognomi, i burattinai di questa incredibile impresa, in rete troverete molto sull’argomento) sta adoperandosi per cambiarla a proprio vantaggio. La possente operazione mediatica messa in piedi con i soldi nostri, che già si è annunciata nei mesi scorsi con le epurazioni in RAI e i cambi di direzione dei giornali, farà di tutto per indorare la pillola mortifera che stanno cercando di propinarci.
La deforma costituzionale ci renderà meno liberi, meno consapevoli, inermi di fronte ad uno straripante potere che chi governa oggi si è arrogato. Abbiamo un presidente del consiglio che faceva il sindaco, imposto da un presidente della Repubblica appositamente e inauditamente prorogato che guida un governo di non eletti, nominati non si sa da chi e perché.
Come ministra delle cosiddette riforme abbiamo la figlia di un pluriindagato in odore di massoneria, vice qualcosa della banca della loggia massonica P2 che – tra l’altro – ha contribuito a far fallire in circostanze perlomeno molto sospette; insomma, la ministra che dà il nome alla cosiddetta riforma non ha mostrato altri meriti, per incarnare tale ruolo, se non quello di avere un padre sul cui passato e presente ci sono molte ombre.
Le riforme proposte sembrano ispirate e ricalcano in molti punti quelle ipotizzate da Licio Gelli nel suo famigerato “Piano di rinascita democratica”.
Il parlamento è stato dichiarato da quasi due anni incostituzionale in quanto eletto con una legge elettorale incostituzionale e invece di dimettersi rimane inchiodato al proprio posto, non solo, invece di gestire unicamente l’ordinaria amministrazione pensa di avere il diritto di modificare le regole fondanti della nostra Nazione.
La cosa è molto, molto sospetta e la posta in gioco è altissima. Non è uno scherzo, stanno ipotecando il nostro futuro la nostra vita e la nostra libertà.
Adesso ci sarà bisogno di tutti, ma proprio tutti. Informatevi, leggete, condividete. Scendete in campo, fatelo per voi ma soprattutto per i vostri, per i nostri figli.
Diffondete su fb sugli altri social media e in ogni modo le ragioni del NO.

Non facciamoci narcotizzare, rischiamo di risvegliarci in catene. Al referendum costituzionale sbattiamo in faccia a questa gentaglia il nostro forte e inequivocabile NO!

IL CUORE VERDE CHE MANCA ALL’ABRUZZO – di Romina de Cesaris

Oggi sono stato particolarmente colpito da un post che ho trovato su fb. Ve lo trascrivo integralmente.

Abruzzo regione verde?

Abbiamo uno dei fiumi più inquinati d’Europa, che dà il nome a una città che lo ha dimenticato, che non lo ha protetto, che ora ha anche un mare infettato. Abbiamo bevuto e dato ai nostri bambini acqua non potabile per chi sa quanto tempo.

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Tempesta di fulmini sul mare pescarese (foto di Giovanni Di Fabio, tratta dal web)

Abbiamo perso gran parte dei paesaggi di collina (mica come i toscani) per costruire case inguardabili. Le città sono piene di appartamenti e palazzi invenduti e si costruisce ancora.

Con grande fatica abbiamo evitato il progetto Ombrina.

Ultima notizia: in Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto del presidente del consiglio che prevede la costruzione di nuovi inceneritori tra cui uno anche in Abruzzo. Ora, i sostenitori dei “termovalorizzatori” (una parola una bugia) non mancheranno di certo. Visto che non moriamo da un giorno all’altro, visto che non ci ammaliamo proprio noi, pensiamo che questi siano dati certi sui quali fondare una posizione di apertura e tolleranza contro gli apocalittici catastrofisti difensori dell’ambiente.

Ma gli inceneritori non fanno bene. Non fanno bene né alla salute né all’ambiente. Sono uno sfregio, sono il segno della nostra idiota opulenza purulenta, dei nostri eccessi, dei nostri sprechi, del nostro abitare questo pianeta debole e vecchio senza nessuna cognizione della misura e del rispetto, senza humanitas, senza civiltà e informazioni, ignorando che si può e si deve fare altrimenti.

Non si fa mai altrimenti. “Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.”

Sono stanca di essere tra quelli che non hanno voluto ma sono stati comunque travolti.

Romina de Cesaris