IL CUORE VERDE CHE MANCA ALL’ABRUZZO – di Romina de Cesaris

Oggi sono stato particolarmente colpito da un post che ho trovato su fb. Ve lo trascrivo integralmente.

Abruzzo regione verde?

Abbiamo uno dei fiumi più inquinati d’Europa, che dà il nome a una città che lo ha dimenticato, che non lo ha protetto, che ora ha anche un mare infettato. Abbiamo bevuto e dato ai nostri bambini acqua non potabile per chi sa quanto tempo.

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Tempesta di fulmini sul mare pescarese (foto di Giovanni Di Fabio, tratta dal web)

Abbiamo perso gran parte dei paesaggi di collina (mica come i toscani) per costruire case inguardabili. Le città sono piene di appartamenti e palazzi invenduti e si costruisce ancora.

Con grande fatica abbiamo evitato il progetto Ombrina.

Ultima notizia: in Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto del presidente del consiglio che prevede la costruzione di nuovi inceneritori tra cui uno anche in Abruzzo. Ora, i sostenitori dei “termovalorizzatori” (una parola una bugia) non mancheranno di certo. Visto che non moriamo da un giorno all’altro, visto che non ci ammaliamo proprio noi, pensiamo che questi siano dati certi sui quali fondare una posizione di apertura e tolleranza contro gli apocalittici catastrofisti difensori dell’ambiente.

Ma gli inceneritori non fanno bene. Non fanno bene né alla salute né all’ambiente. Sono uno sfregio, sono il segno della nostra idiota opulenza purulenta, dei nostri eccessi, dei nostri sprechi, del nostro abitare questo pianeta debole e vecchio senza nessuna cognizione della misura e del rispetto, senza humanitas, senza civiltà e informazioni, ignorando che si può e si deve fare altrimenti.

Non si fa mai altrimenti. “Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.”

Sono stanca di essere tra quelli che non hanno voluto ma sono stati comunque travolti.

Romina de Cesaris

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